Cenni storici

 

Con decreto del R. Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio in data 29 settembre 1875 e per accordi con il R. Ministero della Pubblica Istruzione e col Consiglio Direttivo del R. Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento (1), fu fondata a Firenze la Stazione di Entomologia Agraria, con sede presso il R. Museo di Fisica e Storia Naturale, all'indirizzo di Via Romana 19.

La Stazione fu istituita perché fosse un “centro di osservazioni, al quale potessero far capo, non soltanto gli uffici governativi, ma bensì i corpi morali tutti, e specialmente le rappresentanze agrarie del Regno, le scuole agrarie e i privati ... ed aver per compito, di esaminare e classificare, mano a mano che se ne presentasse l'opportunità od il bisogno, gli animali e specialmente gli insetti, utili o nocivi, all'agricoltura, od alle industrie che da essa traggono origine, di studiare e preparare i mezzi di combattere i detti animali infesti, di riassumere infine, anno per anno, la storia degli avvenimenti, indicando gli esperimenti che fossero stati fatti per trovar modo di dissiparne gli effetti”; “di tener dietro all'apparizione di insetti poco noti, o alla moltiplicazione di altri, dannosi alle varie produzioni agricole; allo sviluppo di malattie nelle piante o negli animali allevati dall'uomo, procurando di studiare e conoscere le probabili cagioni del male ed i modi più acconci per combatterlo” (2).

Con il decreto del 1875 la Stazione fu ufficialmente riconosciuta, ma la sua attività si può far risalire ad almeno una diecina di anni prima. In una Firenze capitale d'Italia, memore delle recenti bonifiche dei Lorena, interessata alle cose dell'Agricoltura dalla già centenaria Accademia dei Georgofili, il Ministero dell'Agricoltura, allora alloggiato in Via Pandolfini, nel palazzo Galli-Tassi distante poco più di un chilometro da Via Romana, ricorreva volentieri ai pareri del TARGIONI, titolare della Cattedra di Zoologia e Anatomia Comparata degli Invertebrati, per ottenere risposte non solo ai pressanti problemi delle cavallette, della fillossera e di altre specie fitofaghe, ma anche a quelli sui danni della pebrina agli allevamenti del baco da seta, nonché sulla caccia e sulla pesca.

Le premesse per l'istituzione della Stazione di Entomologia Agraria furono quindi merito del TARGIONI che, poco tempo prima (1869), insieme a ENRICO HOLIDAY, FERDINANDO PICCIOLI, PIETRO STEFANELLI, aveva fondato la Società Italiana di Entomologia, di cui fu presidente per oltre un trentennio e che ospitò in alcuni locali di Via Romana.

E' al TARGIONI quindi che fu dato l'incarico della direzione della nuova Stazione; primo Istituto di Fitopatologia nel mondo. A lui venne affiancato come assistente un valente entomologo, FERDINANDO PICCIOLI, professore aggregato per l'entomologia alla Cattedra e al Gabinetto di Zoologia e Anatomia comparata degli animali invertebrate del R. Museo di Firenze, come conservatore il Signor ORESTE BATTAGLINI MANCINI. Rimase vacante un posto di 2º assistente perché non fu possibile ospitarlo per la ristrettezza dei locali, consistenti in alcune stanze lasciate sgombre dalle collezioni della Mineralogia e della Geologia (3).

Le prime collezioni di Insetti ebbero origine, in parte, dai “doppioni” dei magazzini di entomologia italiana del Museo di Firenze (“contro corrispettivo di cambio”, come precisava TARGIONI), in parte con doni del PICCIOLI e del Marchese PIETRO BARGAGLI. Alcune collezioni furono poi acquistate, come quella di Macrolepidotteri dal Signor ROULE di Zurigo, quella di Microlepidotteri Piralidini dal Signor STAUDINGER di Dresda, e altre, di minore importanza, dal Prof. STEFANELLI e da vari privati. Molti Insetti furono poi collezionati per raccolte e per invii da parte del R. Istituto forestale di Vallombrosa, da Ispettori forestali, dalle cosiddette agenzie delle coltivazioni dei tabacchi e da privati che ne avevano chiesto la determinazione.

La biblioteca cominciò a essere composta con alcuni testi di agricoltura e di Zoologia, e con alcune opere generali di Entomologia pura, agraria e forestale. Nel 1899 la consistenza della biblioteca era di 1411 opere e giornali, questi ultimi in lingue diverse, 2604 volumi, 3287 opuscoli, per un totale di 7302 unità (4).

Il laboratorio, oltre che delle varie attrezzature per l'allevamento e per la raccolta degli Insetti, fu dotato di alcuni microscopi Koritska e di alcune lenti di Brucke montate col sistema Targioni.

La Stazione illustrò la sua attività fin dai primi anni della sua esistenza in una serie di rapporti intitolati “Relazioni a S.E. il Ministro dell'Agricoltura, Industria e Commercio, intorno ai lavori della Stazione di Entomologia Agraria”, pubblicati parte negli “Annali del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio”, parte nel “Giornale delle Stazioni agrarie”, nel “Bullettino di Notizie Agrarie” e nel “Giornale di Agricoltura”. Di particolare importanza è il volume 84 (1876) degli Annali del Ministero di Agricoltura Industria e Commercio, nel quale il TARGIONI, nella “parte storica” riferisce sulla vita dell'Istituzione dal 1865 e nella “parte scientifica e pratica” riassume la serie dei fatti osservati, per alcuni dei quali “più importanti per le conseguenze, o più singolari per la natura”, dà “campo ad ulteriori studi”, “con metodo e ordine di scienza”, iniziando così anche in Italia, la vera e propria Entomologia Agraria.

La prima rivista edita dalla Stazione fu però quella intitolata “Nuove Relazioni intorno ai lavori della R. Stazione di Entomologia Agraria di Firenze”, stampata dalla Tipografia di Mariano Ricci. Tali “relazioni” “ ... vennero a prendere la successione di quelle pubblicate negli anni 1875, 1876, 1877-1882, 1882-1886”, come scrisse lo stesso TARGIONI nell'”Avvertenza” del primo volume. Dal 1899 al 1903 furono stampati sei volumi. In essi, come nei precedenti rapporti, figura una “parte storica”, avente per base la “cronaca entomologica” e una “parte scientifica”, comprendente una serie di “osservazioni e memorie”.

Non tutti i volumi però uscirono sotto l'effettiva direzione di TARGIONI. Il 27 giugno 1899 egli fu improvvisamente colpito da emiplegia e il 18 luglio di tre anni dopo si spengeva in una villa sulle colline di Firenze.

GIACOMO DEL GUERCIO, che dal 1890 era assistente di TARGIONI, diresse, o meglio scrisse di suo pugno, tutti gli altri volumi comparsi dopo la morte del suo maestro. In essi l'A. dette moltissime e interessanti notizie, tuttavia, il suo esuberante entusiasmo lo portò a incorrere nella critica (5) del suo futuro direttore, ANTONIO BERLESE, che aveva conosciuto a Firenze quando gli successe nel posto di assistente da lui lasciato libero per andare a coprire la cattedra di Zoologia Generale e Agraria nella Scuola Superiore di Agricoltura di Portici.

Con la morte di TARGIONI, il Ministero decise di bandire un concorso per un posto di direttore e BERLESE ne fu il vincitore. Da questo momento la Stazione ebbe un suo proprio organico: vice direttore GIACOMO DEL GUERCIO, primo assistente COSTANTINO RIBAGA, secondo assistente GUIDO PAOLI, segretario contabile MARIO CALAMAI, preparatore GUIDO VANNI.

BERLESE, che durante il periodo trascorso a Portici, aveva diretto insieme al fratello AUGUSTO NAPOLEONE, la “Rivista di Patologia Vegetale”, cessata al 10º volume (1904) per la morte del fratello, a Firenze fondò una nuova rivista: “Redia”. Il “Giornale di Entomologia”, sottotitolo che figurava nella coperta e nel frontespizio, era “destinato a comprendere lavori originali (“anche di Entomologi non pertinenti alla Stazione”) sugli Artropodi, lavori di Anatomia, Biologia, Sistematica, Entomologia economica ecc. ... “ (6).

Questa rivista, oltre che a dare prestigio alla Stazione, serve, come prima lo erano state le “Nuove relazioni”, a incrementare la consistenza della biblioteca per mezzo dei cambi con altri Giornali di Entomologia e Zoologia.

L'aumento del personale, delle attrezzature e della biblioteca, rese necessario un ampliamento dei locali. Già prima che BERLESE ricevesse la nomina alla direzione, il Ministero dell'Agricoltura se ne era preoccupato presso il R. Istituto di Studi Superiori, come risulta dalla corrispondenza intercorsa tra il presidente dell'Ente ROITI e il Prof. MINGAZZINI, successore alla cattedra del TARGIONI (7).

La Stazione ebbe cosi in uso vasti locali che BERLESE però durante la sua direzione non utilizzò completamente adibendone una gran parte o a ricovero di piante necessarie alla sperimentazione e sensibili ai freddi invernali, o a deposito di materiale fuori uso.

Col passare degli anni vi furono altri cambiamenti tra il personale: COSTANTINO RIBAGA fu sostituito nel 1911 da ETTORE MALENOTTI, GUIDO PAOLI nel 1913 da LEOPOLDO CHINAGLIA (morto poi sul campo di battaglia nella prima guerra mondiale). Sempre nel `13 fu aggregata alla Stazione un'esperta in bachicoltura, ELVIRA BISSON. Nel 1921 MARIO CARIMINI subentrò a CHINAGLIA e MELIS nel 1922 a MALENOTTI.

Il 24 ottobre 1927, per i postumi di un incidente di caccia, nel pieno della sua attività, BERLESE moriva, nella sua abitazione di Piazza S. Spirito.

Se con i suoi scritti e la sua operosità egli aveva reso celebre la Stazione in tutto il Mondo, questa era stata però trasformata da lui in un mezzo di lavoro quasi esclusivamente personale per attrezzature, preparazione dei collaboratori e indirizzo di ricerca. Con la sua morte, la situazione si rivelò piuttosto critica. L'incarico della direzione fu dato per qualche anno a DEL GUERCIO e per un breve periodo a CARIMINI. Successivamente il Ministero dell'Agricoltura offrì la direzione al Prof. GUIDO GRANDI, ordinario di Entomologia nella Università di Bologna, per la fama che aveva acquisito nel mondo scientifico nazionale ed estero. Affezionato alla sua città natale e all'Istituto che lui stesso da pochi anni aveva creato, se pur dopo molte perplessità, egli rifiutò l'onore che gli veniva fatto. A Firenze vennero però, dopo aver vinto un concorso per sperimentatore, due dei suoi migliori allievi, ANTONIO SERVADEI e FILIPPO VENTURI.

E' in questo periodo che cominciò a mettersi in evidenza la figura di ANTONIO MELIS che vedremo direttore sul finire dell'anno 1937.

Insieme ai due nuovi e più giovani ricercatori egli dà inizio alla riorganizzazione della Stazione e per prima cosa alla biblioteca, che era stata disposta da BERLESE secondo un ordinamento così particolare per cui lui solo poteva rintracciare con facilità i lavori che lo interessavano (8). L'attività scientifica tornò di nuovo a un buon livello, ma la ritrovata tranquillità ebbe breve durata. La guerra chiamò i più giovani e i bombardamenti misero in serio pericolo l'incolumità dell'Istituto. Una parte delle attrezzature e le collezioni più preziose vennero per prudenza trasferite nella campagna fiorentina, presso la villa di Nipozzano dei marchesi Frescobaldi; Purtroppo anche in questa località la guerra lasciò i suoi segni, e la collezione di Acari ne fu notevolmente danneggiata: 570 preparati microscopici risultarono inutilizzabili; fortunatamente BERLESE aveva l'abitudine di fare più preparati di una stessa specie, conservandone vari esemplari in alcool; ciò, nell'immediato dopoguerra, permise al Prof. LOMBARDINI, conservatore della collezione, di limitare il danno, con un lungo e paziente lavoro, alla perdita di soli 81 preparati (9).

Pur nella tragedia che aveva coinvolto a poco a poco tutta l'Italia, l'Istituto riuscì a continuare la sua attività. Può rendersene conto chi consulti i volumi di Redia dal 1940 al 1944. SERVADEI e VENTURI, sebbene in (“grigioverde”), riuscivano ancora a pubblicare i risultati di osservazioni fatte in anni precedenti; MELIS era quasi sempre presente con i suoi scritti e, nel triste 1943, il volume XXIX usciva per merito di una sua voluminosa memoria sul Quadraspidiotus perniciosus Const.

Solo il volume del 1945 non venne pubblicato; ma la guerra era passata dalle strade di Firenze. Con la pace tornarono in Via Romana le attrezzature e le collezioni. Nel fervore di ripresa che era in tutti gli italiani, anche alla Stazione si ricominciò a lavorare intensamente. A CARIMINI, SERVADEI e VENTURI si era aggiunto nel frattempo un altro giovane della scuola Bolognese, MINOS MARTELLI. Nel 1946 Redia uscì in “seconda serie” con affiancata al volume una “Appendice” dove il direttore, oltre che a segnalare i più importanti casi fitopatologici del Paese, richiamava l'attenzione sulle necessità più pressanti della sperimentazione. Con l'aiuto di finanziamenti americani, MELIS dava inizio all'ammodernamento e alla ristrutturazione della Stazione, i cui locali ormai erano già stati concessi in uso perpetuo dal demanio in forza di una legge del 1925. Sorgono così nuove stanze per studiosi; la biblioteca diventa una lussuosa e accogliente galleria dalla quale si accede a un'aula sufficiente a ospitare oltre 100 persone; gli arredi vengono rinnovati e l'Istituto assume un aspetto più moderno e funzionale. Nel giro di pochi anni molti giovani, attratti dalla fama che l'Istituzione aveva acquisito, chiedono di essere ospitati e MELIS li accoglie ben volentieri. Ormai SERVADEI e VENTURI avevano lasciato la Stazione per una Cattedra universitaria; accanto a MARTELLI e a FAUSTA PEGAZZANO, nuovo sperimentatore proveniente dall'università di Pisa, troviamo MARIO CONSANI (10) e BACCIO BACCETTI, allievi interni, MARIO CIAMPOLINI, GIORGIO FENILI, MARIA TERESA DA PASSANO, VITTORIO RONCHETTI, ANNA MARINARI, borsisti, GIOVANNI FALDI, UGO TERROSI, FRANCO BECCARI, GINO DAL MONTE, ENZO ANTONELLI, da poco laureati, frequentare l'Istituto perché interessati a un perfezionamento nello studio degli Insetti e soprattutto nei metodi più moderni per combatterli.

Nel 1950 cadde il settantacinquesimo anniversario della Stazione e MELIS lo celebrò degnamente con un suo scritto nell'”Appendice” del vol. XXXV di Redia (11). Atto ben più solenne, in quello stesso anno, fu però la fondazione dell'Accademia Nazionale Italiana di Entomologia, la cui sede, per decisione dei soci fondatori ATHOS GOIDANICH, GUIDO GRANDI, REMO GRANDORI, ANTONIO MELIS, fu l'Istituto fiorentino. Esplicito riconoscimento dei meriti che questo si era guadagnato in tanti anni di attività.

Chi vi parla prese servizio come sperimentatore l'anno 1952, dopo una permanenza di 4 anni nell'Istituto di Entomologia di Bologna.

Ritornavo così nella mia città natale, dove sette anni prima avevo conseguito la laurea in scienze agrarie. Presi il posto di MARTELLI, che proprio in quel periodo aveva ottenuto una Cattedra universitaria a Sassari.

Molti giovani avevano già lasciato o stavano per lasciare la Stazione, trovando sistemazione presso Società di antiparassitari che, con l'avvento degli insetticidi di sintesi, si stavano ingrandendo e ben organizzando.

Nel volgere di qualche anno CIAMPOLINI, FENILI e MARINARI divennero sperimentatori; più tardi anche BACCETTI. Tutti dopo un lungo tirocinio.

Fu proprio durante gli anni cinquanta che la Stazione raggiunse un eccellente livello scientifico, e non più per merito di un solo studioso come era avvenuto all'epoca di BERLESE. MELIS non era davvero un uomo modesto e la sua parte di gloria la voleva; dava però a tutti la più ampia libertà di ricerca, permettendo anche di rivolgersi a studiosi di altri Istituti e di collaborare con lavori in équipe, tipici della moderna indagine scientifica.

Se per la Stazione il `50 fu un decennio tranquillo, non altrettanto lo fu il successivo.

Agli inizi del `60 CARIMINI viene messo a riposo per raggiunti limiti di età; CIAMPOLINI lascia l'Istituto che l'aveva visto giovane laureando e passa a una Società di antiparassitari. Il 7 marzo 1963, in un tragico incidente, muore ANTONIO MELIS.

Incaricato della direzione, chi vi parla si trovò a dover risolvere i molti problemi che l'improvvisa scomparsa del direttore aveva inevitabilmente creato. Bisognava riprendere le fila di tutto, anche - e soprattutto - quelle amministrative che, a uno abituato a vivere in un mondo completamente diverso, quale è quello della ricerca, parvero subito alquanto ostiche.

Con la comprensione del Ministero e l'incoraggiamento dei colleghi fu possibile fare il punto della situazione e riprendere per qualche ora al giorno gli studi sospesi. La separazione dell'Osservatorio per le Malattie delle Piante decretata dal Ministero nel 1964, dopo che questo era stato aggregato alla Stazione per molti anni, sotto l'unica direzione di MELIS, creò nuovi gravi problemi.

In breve tempo si dovette rivedere tutto il materiale accumulatosi durante un secolo, controllandone l'appartenenza secondo gli inventari. Si sa come qualche volta vanno le cose quando si fa della ricerca. Se occorre un attrezzo, non si può aspettare, bisogna averlo subito, e se per esempio l'attrezzo che necessita è un tavolo piccolo, di cui non si dispone, si prende un tavolo grande e di questo se ne fanno due piccoli. Ebbene, gli inventari imposero l'identificazione di molti attrezzi da ricomporre. Particolarmente laborioso fu il rifacimento dell'inventario dei libri e delle riviste (oltre 30.000) che fu portato a termine per merito di PEGAZZANO e di GIOVANNA MICHELASSI, archivista addetta alla biblioteca. Non meno faticoso fu il reperimento di tutto l'altro materiale che solo per la buona volontà del personale e in particolare del preparatore DALVIERO MANNI ebbe fine.

A cose fatte ci aspettava una brutta sorpresa. Delle attrezzature allora in dotazione, solo un microscopio binoculare Koritska, qualche lente di ingrandimento e un vecchio microtomo rimasero proprietà della Stazione; così pure, della biblioteca molti libri e alcuni fascicoli di riviste risultarono dell'Osservatorio. Come era potuto accadere tutto ciò? Molto semplicemente. Quando i fondi a disposizione sul bilancio della Stazione mancavano, si utilizzavano quelli dell'altro Ente. Nessuno poteva pensare a una divisione delle due Istituzioni.

Con la mediazione di una commissione ministeriale, alcuni arredi e alcune annate di riviste furono lasciate in uso alla Stazione, il che, in definitiva, non fu sufficiente ad attenuare il trauma che l'Istituto aveva subito. Fortunatamente poco tempo prima della scomparsa di MELIS era pervenuto un contributo di circa 16 milioni (12) per l'attuazione di un programma che prevedeva, tra l'altro, la costruzione di alcuni prefabbricati. Con il parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, presieduto da MARIO PERICCIOLI, e del Ministero fu possibile utilizzare diversamente il contributo. Si acquistarono così nuove attrezzature scientifiche e una parte dei libri perduti (molti erano però irreperibili anche nei cataloghi di antiquariato); si provvide inoltre all'ammodernamento dei laboratori, delle stanze della direzione e dei servizi amministrativi.

Il lavoro riprese con una certa tranquillità sia nel campo dell'Entomologia agraria e forestale sia in quello dell'Acarologia e della Nematologia, materie queste ultime alle quali, già da qualche anno PEGAZZANO e MARINARI si erano dedicate.

Con il 1966, BACCETTI, vincitore di una cattedra universitaria, lasciò la Stazione; vennero però assegnati due giovani sperimentatori, MARCO COVASSI e LAURA AMBROGIONI che in precedenza avevano frequentato l'Istituto in qualità di borsisti. L'alluvione che il 4 novembre del `66 colpì Firenze non causò danni all'edificio (13), ma diversi fascicoli di riviste che si trovavano temporaneamente nella bottega di un rilegatore, in via della Mattonaia, andarono distrutti; parte di questi, in seguito, furono reintegrati con doni degli editori, parte con copie fotostatiche.

Nell'ottobre del 1967, dopo una laboriosa gestazione durata quattro anni, venne concluso il concorso per la direzione della Stazione e chi vi parla ne risultò vincitore. Una maggiore serenità fu nell'Istituto, ma ebbe breve durata. Il Ministero, proprio in quell'anno, stava per varare un decreto sul riordinamento di tutta la sperimentazione agraria nel quale era previsto, tra l'altro, il trasferimento a Roma della Stazione.

L'interessamento delle autorità fiorentine, del Rettore dell'Università e del Senato Accademico riuscì a scongiurare il pericolo. La Stazione rimase a Firenze, cambiò però il nome in Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria.

Il D.P.R. del 23 novembre 1967 non modificò la sostanza di quello del 29 settembre 1875, aggiunse però agli studi sugli animali dannosi all'agricoltura e sui mezzi per combatterli anche quelli di apicoltura e di bachicoltura; mentre per questi ultimi fu delegata una sezione specializzata in Padova, subentrata alla gloriosa Stazione Bacologica fondata nel 1871, per gli altri furono istituite sei sezioni di cui cinque a Firenze: entomologia agraria, entomologia forestale, acarologia, nematologia, difesa e roditori dannosi, e una a Roma: apicoltura (14). A quest'ultima sezione fu assegnato un terreno di circa 92 ha, nel Comune di Monterotondo.

Con questo decreto la sperimentazione agraria cercò di rendere più moderna la sua struttura, e in parte vi riuscì; è innegabile che molte zone d'ombra rimasero, ma non è in questa occasione che se ne debba parlare. Fra tutti gli Istituti, quello di Zoologia fu uno dei pochi che non subirono gravi scosse; in definitiva, come si è detto, l'indirizzo scientifico non era cambiato molto. Il decreto, però, aumentò sensibilmente l'organico del personale - nel `70 altri tre sperimentatori: ROBERTO FERRARI, MARISA CASTAGNOLI, GIOVANNA DEL BENE vennero a far parte dell'Istituto - e ciò fece prevedere che quando questo fosse stato coperto, i locali non sarebbero risultati più sufficienti a ospitarlo. Ebbe così inizio la ricerca di un edificio più grande da adattare o di un'area di terreno su cui poterne edificare uno nuovo. Molte furono le difficoltà da appianare; in ogni ufficio nel quale le pratiche dovevano sostare vi era sempre qualche cosa che mancava, o che doveva essere rifatta. Alla fine il terreno fu trovato in località Cascine del Riccio, nel Comune di Impruneta e il 17 luglio 1973 fu firmato il contralto di appalto per la costruzione della nuova sede.

In seguito al cambiamento del nome dell'Istituto, il volume LI di “Redia” uscì con il sottotitolo “Giornale di Zoologia” ed ebbe inizio la “terza serie”. Nel 1970 in conseguenza dell'invito che il Ministero dell'Agricoltura e Foreste rivolse a ciascuno dei suoi Istituti perché provvedesse alla pubblicazione dei propri Annali, vide la luce una nuova rivista la cui testata fu: “Annali dell'Istituto Sperimentale per la Zoologia Agraria”. In questa avrebbero trovato posto i lavori del personale dell'Istituto, sia se inediti, sia se pubblicati in altre riviste e ricomposti secondo le caratteristiche tipografiche degli Annali stessi (15). Attualmente tre volumi sono stati pubblicati. Con il IV volume degli Annali e il LVI di Redia ancora in corso di stampa si chiude un secolo di vita della nostra Istituzione.

Ci si può domandare se il bilancio è stato positivo; non credo che per avere una risposta favorevole sia necessaria una trattazione dettagliata di tutta la produzione scientifica di questi cento anni. Basterà dire che tra le più importanti realizzazioni sono l'introduzione e acclimatazione della Prospaltella berlesei, della Rodolia cardinalis e dell'Aphelinus mali per il controllo della Pseudaulacaspis pentagona, della Pericerya purchasi e dell'Eriosoma lanigerum e che oltre a queste sono gli studi sulla tassinomia, sistematica, anatomia, biologia e faunistica di molte specie di Insetti, Acari e Nematodi. E ancora - ma si è consapevoli di non ricordare tutto -, nel campo più strettamente fitopatologico, le sperimentazioni sulla preparazione e applicazione sia dei primi insetticidi a base di oli minerali (rubina e pitteleina), che di quelli più moderni di sintesi e lo studio sugli effetti di questi ultimi nei confronti degli animali a sangue caldo, la lotta contro la mosca delle olive con esche avvelenate, le indagini sugli insetti dannosi alle foraggere, alle graminacee, ai fruttiferi e alle piante forestali, gli studi di istologia e microscopia elettronica, le ricerche sugli Acari dell'olivo, della vite e delle lettiere forestali, le indagini sui nematodi fitoparassiti e le sperimentazioni di lotta integrata nei confronti di alcune specie nocive a colture industriali e, più di recente, quelle nel campo della bachicoltura e dell'apicoltura. Né sono mancati i trattati: del TARGIONI “Animali ed Insetti del Tabacco” (1891), del RIBAGA “Insetti nocivi all'Olivo ed agli Agrumi” (1901), del BERLESE “Insetti nocivi agii alberi da Frutto ed alla Vite” (1900), “Manuale di Entomologia Agraria” (in due edizioni, 1915, 1924), “Gli Insetti, loro organizzazione, sviluppo, abitudini e rapporti con l'uomo” (in due volumi, 1909, 1925) - opera quest'ultima fondamentale per l'entomologia di quei tempi -, del MELIS “La lotta razionale contro gli Insetti nocivi all'agricoltura” (1948).

E accanto alla ricerca e alla sperimentazione non ha fatto difetto la didattica. Nelle Università di Padova, Piacenza, Pisa, Sassari, l'insegnamento della Entomologia Agraria è stato tenuto per alcuni anni da ricercatori della Stazione; a Firenze, poi, la collaborazione con la Facoltà di Agraria è stata ancora più stretta e, fra i giovani che hanno frequentato l'Istituto per seguire le lezioni di Entomologia Agraria e di Zoologia Forestale, non pochi sono stati quelli che hanno chiesto ospitalità per una tesi di laurea.

Anche la volgarizzazione tecnica non è stata trascurata. Una prima nota fu “La Prospaltella Berlesei How. contro la Diaspis pentagona Targ.”; ad essa ne seguirono altre, come quella sulla Mosca domestica e sulla Mosca delle olive; ma la vera opera di volgarizzazione nel campo della Zoologia Agraria fu costituita dalle “Note Pratiche”. In ciascuna di esse, dopo un breve cenno descrittivo della specie (o delle specie) ne veniva illustrata la biologia ed erano indicati i mezzi di lotta più idonei.

E dobbiamo ricordare che è stato proprio per la sua attività di divulgazione e di volgarizzazione che la Stazione ha ottenuto numerosi riconoscimenti; medaglia d'oro del Ministero dell'Agricoltura per gli studi attinenti alla fillossera e ad altre malattie delle piante (1885), diploma d'onore dell'Accademia dei Georgofili nel Concorso Internazionale di apparecchi anticrittogamici e insetticidi (1886), diploma di gran premio e di medaglia d'oro della Repubblica Francese nell'Exposition Universelle (1900), diploma di onore nella Esposizione Internazionale di Milano (1906), diplomi di gran premio e di medaglia d'argento all'Esposizione Internazionale delle Industrie e del Lavoro (1911), diploma di fuori concorso nell'Esposizione Internazionale del centenario di PASTEUR (1923), diploma di benemerenza alla III mostra nazionale dell'Agricoltura (1934), diploma di benemerenza della Confederazione degli Agricoltori (1940), “Spiga d'oro” del Ministero della Pubblica Istruzione al festival Internazionale di cinematografia agricola (1954).

Notevole fu anche, specialmente dopo la seconda guerra mondiale, la partecipazione a congressi nazionali e internazionali e per alcuni, fu l'Istituto stesso che se ne fece promotore e organizzatore; tra quelli di maggiore interesse si ricordano la “Lotta contro le cause nemiche alle derrate alimentari (1948)”, “La IV Conferenza Europea contro la Dorifora (1950)”, il “III Congresso Internazionale sul problema del Dacus (1957)”, Il “VIII Congresso Nazionale Italiano di Entomologia (1969)”.

Questa in sintesi è l'attività svolta in un secolo di vita dall'Istituto che oggi festeggiamo e al quale auguriamo una proficua operosità negli anni che verranno.

Nella Primavera del `76 avverrà il trasferimento nella nuova sede; rimarrà la nostalgia degli anni passati in Via Romana che, per alcuni di noi, sono anche quelli della giovinezza.

Firenze, 26 novembre 1975.

(1) Sorto a Firenze con decreto del Governo Provvisorio della Toscana in data 22 dicembre 1859, e per iniziativa del Marchese Cosimo RIDOLFI. In questa Istituzione scientifica e letteraria che “aveva carattere superiore a tutte le altre Università”, ADOLFO TARGIONI TOZZETTI ebbe la cattedra di Zoologia e di Anatomia comparata degli Invertebrati sin dal 1860.

(2) Cfr. TARGIONI TOZZETTI, 1876 - Relazione a S.E.- il Ministro di Agricoltura, Industria e Commercio intorno ai lavori della Stazione di Entomologia Agraria di Firenze per l'anno 1875, 111 pp., 3 tavv.; 1899 - Nuove Relazioni intorno ai lavori della R. Stazione di Entomologia Agraria di Firenze per cura della direzione. Ser. Prima. N. 1, 242 pp., 1 tav.

(3) La descrizione dei locali è data dal TARGIONI alle pp. 8-1 I delle “Nuove Relazioni” Ser. I, n. 1, 1899.

(4) Le opere furono suddivise secondo una classificazione più o meno razionale, ma arbitraria e secondo la materia contenuta: “1. Geografia, Meteorologia, Fisica e Chimica; 2. Botanica gener. Crittogamia e parassiti vegetali; 3. Zoologia pura e applicata, Biologia, Parassiti animali; 4. Agricoltura in generate; 5. Allevamenti di animali, Caccia e Pesca; 6. Coltivazioni speciali; 7. Entomologia speciale; 8 e 13 Ordini di Insetti; 14. Accademie, Comizi Agrarii, Stazioni agrarie, Esposizioni, Congressi; 15. Giornali scientifici, o agrarii, forestali ecc.; 16. Commercio e industrie”. (Nuove Relazioni ... ecc. Ser. I, n. 1, 1899, p. 12).

(5) BERLESE A. - Rassegna. - Rivista di Patologia Vegetale, vol. X, pp. 324-336, 1903 (1904).

(6) BERLESE A. - L'attività della R. Stazione di Entomologia Agraria di Firenze nel triennio 1909-1911. - Redia, vol. VII, fasc. 2, pp. 471-488.

(7) Lettere del 3, 11 marzo e 5 ottobre 1903 inviate dal Presidente ROITI al Prof. MINGAZZINI; bozza di lettera in data 2 novembre 1904 sicuramente del MINGAZZINI ma non firmata e siglata “Il Direttore” indirizzata al Presidente.

(8) E' da osservare che nel 1921 (BERLESE A. - La R. Stazione di Entomologia Agraria, 15 pp.) la consistenza della biblioteca risultava di 6.549 unità (inferiore cioè alle 7.302 del 1899; probabilmente perché erano stati tolti molti giornali e opere di scarso interesse).

(9) LOMBARDINI G. - L'Acaroteca Berlese dopo la seconda guerra mondiale. - Redia, vol. XXXI, 1946, pp. 53-54.

(10) Deceduto il 25 febbraio 1953 all'età di 24 anni.

(11) MELIS A. - Anno di giubileo. II settantacinquesimo anniversario della fondazione della Stazione di Entomologia Agraria di Firenze. - Redia vol. XXXV, Appendice, 1950, pp. III - XVIII, 7 tavv.

(12) Sul “I Piano Verde”.

(13) L'acqua arrivò a qualche diecina di metri dai magazzini degli insetticidi al piano terreno.

(14) Il D.P.R. 1318, art. 6, comma terzo, attribuì la specializzazione solamente alla sezione di Padova; per le altre fu deciso in seguito.

(15) In tal caso i lavori avrebbero portato in nota la citazione bibliografica della pubblicazione originale.

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